Riparazioni in Corso – Intensivo 2017

 

Se pronunciamo il sostantivo riparazione, in un naturale flusso del pensiero, come la corrente di un corso d’acqua, emerge spontaneo collegarlo al concetto di rottura e da qui alla teoria del trauma, meglio declinata al plurale, le teorie del trauma, il passo è breve. Eppure nel proporre questo tema sono stata fiduciosa, fin dal primo momento, che l’equipe didattica dell’ITER avrebbe brillantemente trovato la giusta cornice di significati per il nostro incontro.

Nella Scienza e in quella psicologica in particolare, la conseguenza più sgradevole delle mode è la generalizzazione estrema, ovvero la tendenza a spiegare una molteplicità di fenomeni psicologici con una sola teoria. Questa condizione può rivelarsi veramente limitante… mortifica la curiosità, diminuisce il desiderio di esplorare in nuove direzioni e soprattutto appiattisce il dibattito ed il confronto.

Inizia già con Freud e l’ipotesi etiologica dell’isteria, un cammino scientifico fino ai nostri giorni che condurrà le diverse teorie sul trauma ad un assunto comune: che non in tutti i casi è possibile determinare l’oggettività dell’esperienza traumatica.

Di tutto il cammino scientifico che conduce a questa piattaforma condivisa citerò solo Sandor Ferenczi, perché arriverà a dire che il trauma relazionale rappresenta il fulcro della psicopatologia del bambino e dell’adulto, andando a caratterizzare la valenza traumatica non tanto in azioni violente e dirette agite contro qualcuno, bensì nelle carenze, soprattutto quelle emotive ed affettive. Il trauma diventa, dunque, sempre più qualcosa di rarefatto e sfuggente, un “non detto”. Addirittura qualcosa che non è stato fatto.

Lasciamoci alle spalle questa strada e concentriamoci sulla nostra cornice di riferimento.

Tutti noi abbiamo preso coscienza di qualche nostra mancanza, più o meno rilevante, che ha dato vita a conseguenze più o meno significative per noi, per altri… abbiamo fatto l’esperienza di desiderare di riparare qualcosa che non è andato per il verso giusto, di riparare un comportamento inadeguato, riparare a una relazione disfunzionale e magari, nonostante l’impegno, non ci siamo neanche riusciti… ma già il solo desiderio è di fatto una fantasia riparativa senza la quale non ci potrebbe essere un’azione conseguenziale.

Il lavoro del nostro incontro ha tra gli obiettivi quello di condurci nella dimensione del desiderio, che è una dimensione preliminare importantissima per la costruzione di un progetto riparativo, nei diversi setting clinici. Nella nostra cornice di riferimento dobbiamo guardare al termine riparare, anche con l’accezione di: “cercare riparo. Com’è importante avere un luogo dove trovare rifugio e recuperare le forze! Mi riferisco al luogo non solo geografico, ma al luogo psicologico e relazionale. Nei “luoghi” del riparo dobbiamo includere anche le attività che amiamo e le relazioni supportive. Tutto questo andrà a costituire il kit indispensabile per auto-ripararsi. Infatti, l’accezione a cui mi riferisco dell’attività riparativa è mutuata dalla medicina e dalla ben nota capacità che ha il corpo umano di auto-ripararsi nelle piccole e grandi malattie. Tra i tanti meccanismi che rendono possibile la vita, ad esempio c’è la capacità del nostro corpo di rimarginare ferite e rigenerare tessuti. Pensate alla meraviglia del meccanismo delle piastrine che formando coauguli sigillano i vasi sanguigni danneggiati, poi l’infiammazione protegge dalle infezioni la zona e entro pochi giorni il corpo comincia a sostituire i tessuti danneggiati e tutto questo senza una nostra diretta volontarietà, possiamo restare immersi in altre attività e una sorta

di pilota automatico fa la cosa giusta per noi. Se vogliamo addentrarci in un esempio ancora più complesso e più vicino alla nostra dimensione, pensiamo a quella complessa architettura anatomo-fisiologica che è l’asse ipotalamo-ipofisi-sistema immunitario capace di produrre ormoni e molecole riparative quali le citochine, la serotonina, la dopamina ottime per curare le più svariate patologie o coadiuvare le cure farmacologiche prescritte e portare al successo le terapie. Chi ha messo in evidenza questi elementi? Una scienza chiamata: psiconeuroendocrinoimmunologia, purtroppo anch’essa di “moda”, una disciplina che studia le interconnessioni tra psiche e sistema immunitario, sistema endocrino e nervoso. Tutto questo per dire come la psiche abbia le stesse capacità riparative e rigenerative del corpo… anzi, come sia possibile talvolta, potenziarle attraverso il corpo.

In questo intensivo apriremo il focus sulle nostre capacità riparative, capiremo come affinarle, capiremo l’importanza di andare alla ricerca costante di “luoghi” adatti per farlo.

Capiremo la necessità del processo di “autocura”, che se è cosa buona per tutti per un terapeuta nella sua professione è cosa indispensabile, corrisponde alla bombola di ossigeno del sommozzatore o alla torcia per lo speleologo.

Io mi auguro che questo tempo che spenderemo insieme non solo potenzi la vostra capacità riparativa, ma vi possa condurre in territori più ampi dove le risposte trovate possano amplificare i dubbi, quei dubbi che da allievi non avete ancora imparato ad apprezzare, ma che potrebbero tenere a bada quella smania insana di capire tutto prima ancora di sperimentarlo e controllare tutto illudendovi che questo vi farà stare al sicuro. I rischi sono come il sale.

Per favore non fate della vostra vita un’esperienza insipida!

Rossella Aurilio

Apertura dell’Intensivo Residenziale I.Te.R. 2017

 

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